Personaggi

Emigrazione e normativa: il 31 gennaio 1901 'nasce' la prima legge italiana a tutela dell'emigrante

Il 2013 si apre con un personaggio del mese diverso dal solito: non si tratta, infatti, di una personalità, ma di una data: il 31 gennaio 1901. E', infatti, in questo giorno che venne approvata, dopo un ampio dibattito in Parlamento, la nuova legge sull'emigrazione.

La grande novità di questa normativa è stata il tener conto i diritti di coloro che lasciavano l'Italia, assicurando loro degli efficaci strumenti di protezione. Punto centrale della legge era la creazione di un unico ente di controllo, il Commissariato Generale per l'Emigrazione, che dipendeva direttamente dal Ministero degli Affari Esteri. Questo nuovo organismo si occupava di tutte le problematiche legate all'emigrazione, che, fino a quel momento, si trovavano divise su varie competenze.

Venivano, inoltre, aboliti gli Agenti delle Compagnie di navigazione, sostituiti con i Rappresentanti dei Vettori, carica alla quale si accedeva solo richiedendo ogni anno al Commissario una 'patente di vettore', come spiegava l'articolo 13. Fondamentale in questo testo legislativo era la tutela dell'emigrante: a questo scopo veniva istituita nei porti di imbarco di Palermo, Napoli e Genova, una Commissione Ispettiva che aveva il compito di verificare che le navi impiegate fossero in possesso di tutti i requisiti previsti dalle normative sanitarie.

Analogamente, una volta imbarcati, c'era l'obbligo di avere a bordo dei Commissari viaggianti e dei medici militari che dovevano verificare che le disposizioni della legge fossero rispettate e che gli spazio a disposizione dei migranti fossero adeguati al viaggio.

Ma l'emigrante non era tutelato solo alla partenza e durante il viaggio: anche una volta sbarcato a terra continuava ad essere in qualche modo aiutato dal Paese d'origine. Grazie a questa normativa, infatti, vennero creati nei principali Paesi oggetto di flussi migratori dall'Italia – nonostante le forti difficoltà – dei patronati ed enti di tutela che fornivano assistenza legale e sanitaria a chi ne avesse necessità.

Questa legge ha la sua importanza nell'essere la prima normativa italiana che tutela chi lascia l'Italia: anche qualora vi fossero delle controversie con il vettore di emigrazione, chi partiva  era tutelato grazie alla creazione di Commissioni arbitrali provinciali che intervenivano dirimendo la questione legale.

La legge 23 del 31 gennaio 1901 segna quindi il primo passo in questo senso e venne successivamente integrata in due occasioni: con la legge del 2 agosto 1913 e con il decreto luogotenenziale del 29 agosto 1918 che andavano ad incidere proprio sulle Commissioni arbitrali, dando agli ispiettori d'emigrazione la facoltà di intervenire direttamente su alcune controversie e che inasprivano le penali per le società di navigazione e i loro agenti, qualora contravvenissero a quanto disposto dalla legge del 1901.

Un ulteriore miglioramento si ebbe nel 1919, quando venne riorganizzata tutta la normativa in materia di emigrazione: in questo passaggio vennero dati maggiori poteri al Commissariato per l'emigrazione che poteva intervenire direttamente nei Paesi stranieri. Veniva inoltre sancita la libertà di espatrio per motivi di lavoro, ma era comunque prevista la possibilità di vietare – anche se solo per periodi limitati – l'emigrazione verso quei Paesi che non offrissero margini di sicurezza adeguati agli standard fissati dalla legge.

Con l'ascesa del Fascismo al potere, le cose cambiarono: venne perfino abolito il termine 'migrante' per sostituirlo con 'lavoratore italiano all'estero' e l'emigrazione venne sfruttata sia a fini propagandistici, sia per promuovere la politica estera del Paese. Nel 1927, proprio in quest'ottica, con il decreto legge del 26 aprile, venne abolito il Commissariato per l'Emigrazione, che venne di fatto retrocessa a Direzione generale del Ministero degli Affari Esteri.