Personaggi

Giovanni Pascoli e l’emigrazione

Giovanni Pascoli arrivò a Castelvecchio Pascoli il 15 ottobre 1895: dopo aver lasciato la nativa Romagna ed aver soggiornato a Matera, a Massa e a Livorno, il Poeta scelse Castelvecchio come sua dimora. Gli ultimi anni del secolo segnarono per Giovanni Pascoli l’inizio di una nuova vita e di un’intensissima attività poetica. Castelvecchio, Barga, la Valle del Serchio furono per il Poeta la scoperta di un mondo sognato e desiderato: la bellezza di una terra lavorata dalle mani dell’uomo, la bontà degli uomini resi umili dal duro lavoro, “il bello e il buono”.

Gli ultimi anni dell’800 furono anni difficili per l’Italia e furono gli anni che segnarono l’inizio del grande esodo di massa, la “grande emigrazione” verso le vie del mondo in cerca di una vita migliore, emigrazione che segnò duramente e massicciamente la Valle del Serchio: i figurinai di Coreglia, Bagni di Lucca e Barga, le balie garfagnine, i ristoratori, i commercianti , gli imprenditori che dettero il via a grandi attività industriali ed imprese di costruzioni.

Giovanni Pascoli a Castelvecchio scrisse i versi indimenticabili del poemetto Italy - Sacro all’Italia raminga, la vicenda di Molly, nipote di Zi Meo, arguto contadino in rapporti di amicizia con la famiglia Pascoli. Isabella – questo era il vero nome - era nata a Cincinnati dove il padre Enrico gestiva il rinomato Caproni’s restaurant; la bambina ammalata fu portata in Italia, nella casa di famiglia, con la speranza che l’aria buona e il nuovo ambiente giovasse alla sua salute. A Caprona ebbe occasione di conoscere il Poeta che, commosso per la vicenda umana della piccola, iniziò con questa un simpatico ed affettuoso rapporto. Per lei scrisse Italy narrando la riscoperta delle radici e dell’identità di questa bimba che, pur essendo nata negli Stati Uniti, si riconobbe ben presto nella cultura antica della famiglia e della vita del piccolo borgo.

Il tema dell’emigrazione ritorna nella prosa Meditazioni d’un solitario Italiano. Un paese donde s’emigra: dall’altana della sua casa lo sguardo del Poeta spazia dagli Appennini alle Alpi Apuane, scoprendo la poesia di una terra paragonata ad un’America abbreviata, sia per le bellezze naturali che per la sua esperienza di emigrazione. Anche la poesia Nannetto e nell’Inno degli emigranti a Dante sono ispirate dalle vicende migratorie del nostro paese.

Oltre a Isabella Caproni, un altro personaggio della vita pascoliana ha vissuto un’esperienza di emigrazione: dal Colle di Caprona, dove scalzo giocava con le caprette di Maria Pascoli, Valente Arrighi, figlio del Mere, contadino del Poeta, emigrò in America in cerca di fortuna. Non divenne ricco ma la sua vita fu più agiata. Questo bambino che Giovanni Pascoli ritrasse con la su Kodak è ancora più famoso per la poesia a lui dedicata: Valentino.