Personaggi

I naufraghi della storia dell’emigrazione

«Ero già n cabina quando abbiamo sentito l’urto. Siamo usciti subito e per uscire abbiamo sudato sangue: senza luce, con l’acqua che ti cadeva addosso; si sono rotti i tubi così a tanti è caduto l’olio bollente addosso, bruciavano vivi (...) Vedevo nei corridoi i bambini feriti con le gambe rotte (...) e la nave era tutta pendente da una parte»

La lettera spedita nel 1956 alla sorella da Anna R. è raccolta nel libro “Una terra mistica” di Roberto Venturini, racconta con grande forza espressiva il dramma vissuto da migliaia di emigranti coinvolti in una lunga serie di naufragi.

Al d là degli stereotipi, sul Pese di poeti, santi e navigatori, l’Italia ha visto in realtà imbarcarsi milioni di persone che non avevano mai conosciuto il mare. E che partivano avendo negli occhi l’incubo degli ex-voto di naufraghi sparsi in tutti i santuari della penisola e segnati dal blu d onde immense che inghiottivano le grandi navi come gusci di noce. Quanti furono i piroscafi affondati? Non si sa. Un pò perché il tema è stato trascurato dagli storici, un pò perché le grandi compagnie mettevano la sordina alle tragedie, spesso dovute a sciatteria, a errori umani o alla ingordigia d armatori che usavano per il trasporto delle “tonnellate” umane (così le chiamavano) vecchie carrette ormai a rischio.

Come il “Principessa Mafalda”.

Non si può stimare neppure quanti siano stati complessivamente i morti: molti emigranti, attirati da tariffe più basse, dalla traversata più corta o da migliori condizioni a bordo, si imbarcavano a Le Havre, Marsiglia o altri porti stranieri.

Come capitò per esempio ai passeggeri del “Bourgogne” colato a picco nel 1898.

O a Sebastiano Del Carlo, un giovane lucchese che dopo aver fatto un pò di fortuna in America era tornato ad Altopascio per sposare la sua Argene e che proprio con la moglie, già incinta, stava tornando negli States col “Titanic”, quel 14 aprile 1912, per andare a vivere insieme a Chicago. Rientrata al paese dopo la tragedia , la donna partorì una bimba: Salvata. Non mancano i naufragi voluti come quelli del “Lusitana” o dell’ “Ancona” affondati in operazioni belliche.

 O dell’”Arandora Star”, una nove da crociera sequestrata dal governo inglese all’inizio della II guerra mondale sulla quale il 2 luglio 1940, dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini, vennero caricati con l’accusa di essere spie in servizio o potenziali, oltre 700 immigrati italiani in Inghilterra da deportare in Canada. Una retata infame: molti vivevano lì da decenni e avevano figli nella Royal Army, altri erano antifascisti in esilio o ebrei fuggiti per leggi razziali. Sei ore dopo la partenza , la nave fu silurata da un sottomarino tedesco e andò a fondo. I nostri morti furono 446. Ma sui giornali non uscì una riga. Il primo libro italiano sul tema, di Maria Serena Balestracci, è uscito nel 2002: 62 anni dopo

 

Da:

Maria Rosaria Ostuni, Gian Antonio Stella

Sogni e fagotti. Immagini, parole e canti degli emigranti italiani

Milano, Rizzoli ; Lucca, Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana, 2005.